Vintage e Retro: capire la differenza in 5 mosse


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Sei da poco nel giro del vintage, frequenti i negozi dell’usato e i mercatini. Ti piace quello stile un po’ datato e/o ultramoderno, così diverso da ciò che trovi nelle catene di abbigliamento attuali. Un bel giorno l’internet ti informa dell’esistenza del rétro (o retro, o retrò) e non capisci bene se e quale sia la differenza con il vintage. Brancoli nel buio e cerchi una luce, e – a furia di cantonate – arrivi qui. E qui trovi definizioni concettuali e consigli pratici per distinguerli. Niente più bernoccoli, finalmente 😉

Portami subito alle 5 mosse!

È una questione di significato: cos’è vintage, cos’è retro

Il primo passo è il vocabolario: vintage è qualsiasi vestito o oggetto prodotto almeno vent’anni fa, specie se riconoscibile e tipico di una specifica epoca (tu chiamalo, se vuoi, iconico). È vintage la bici Graziella, lo zaino Jolly Invicta, il trench color cammello Burberry’s, il marsupio Converse coi colori a contrasto, le scarpe Mary Jane, la cartella Best Company, l’orologio Swatch Scuba – e mille altre cose che riempiono il garage dei tuoi nonni o dei tuoi genitori (e la tua stanza, se hai più di vent’anni).

Il retro condivide con il vintage l’iconicità e la riconoscibilità, ma non il periodo di produzione: è un prodotto contemporaneo che riprende lo stile di epoche passate. Prendiamo ad esempio gli anni ‘50: il vestito con la gonna a ruota e lo scollo a barchetta, la sottogonna in tulle, i bracciali in finta bachelite, gli occhiali da sole cat-eye. Questi sono tutti esempi di abbigliamento e accessori che molto difficilmente sono originali dell’epoca, ma che sono così popolari a livello di immaginario da giustificarne la rimessa in produzione in massa a decenni di distanza, con tecnologie e gusto tipici della contemporaneità.

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Originale e copia

Il retro, molto più che il vintage, è legato alla ricostruzione minuziosa di un’epoca e, spesso, a una sottocultura che a quell’epoca fa riferimento. Lo swing revival, ad esempio, è la riscoperta della musica swing avvenuta a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Chi ascolta swing di solito lo balla anche – e si veste di conseguenza, adottando uno stile ispirato a quello degli anni Trenta e Quaranta.

Il problema è che trovare abiti e accessori ben conservati risalenti a ottant’anni fa è difficilissimo. Ecco che allora si crea un mercato per le repro (da reproduction, riproduzione in inglese), copie del tutto simili agli originali. In questo caso, il valore di un abito non risiede nella sua storia individuale (come accade per il vintage), ma nella sua capacità di rievocare uno scenario specifico, come in un film storico.

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Vintage e retro, tra etica ed estetica

Generalizzando, chi sceglie il vintage e chi sceglie il retro lo fa per delle motivazioni molto diverse. Il retro è una questione di appartenenza ad un gruppo, di identità: io mi identifico in quello che sembro, e più lo sembro più lo sono. Più mi vesto come una flapper, più mi calo nei panni della donna anticonformista che sfida le convenzioni di genere; più accumulo accessori steampunk, più mi nutro di un immaginario che mette assieme era Vittoriana e scienza retro-futuribile.

Anche il vintage è una questione di identità, ma più trasversale. Chi ama il vintage di solito mischia abiti e accessori provenienti da periodi storici diversi; non si uniforma ad uno stile codificato ma ne crea uno proprio, fatto quasi esclusivamente di pezzi unici. Ama il vintage la fashion victim a caccia di un pezzo firmato del 1975, ma anche chi preferisce la moda sostenibile.

Diverso l’approccio alla ricerca: chi ama il vintage può trovare qualcosa di soggettivamente prezioso con discreta facilità, anche in un negozio dell’usato sotto casa; chi ama il retro, invece, fa più fatica a trovare vestiti e accessori della propria epoca di riferimento – con qualche eccezione per quanto riguarda i gioielli handmade, disponibili in gran quantità su siti come Etsy o Instagram – e si deve rivolgere a venditori specializzati, spesso all’estero.

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La gara a cosa costa di più

Dell’abbigliamento vintage si dice che è caro, ma aspetta di sapere quanto lo è quello retro. Puoi trovare un pezzo vintage anche alle bancarelle del mercato se sai cosa cercare, e te la cavi con pochi euro (vedi anche Dieci trucchi per fare affari al mercato rionale). Il retro lo trovi nei negozi specializzati (anche online), e raramente questo è un segnale di prezzo contenuto. Essendo espressione di un interesse “di nicchia”, spesso abbigliamento e accessori retro sono prodotti artigianali, e anche questo è un fattore che incide sul prezzo.

Non è detto però che sia sempre così: può anche capitare che un capo retro diventi un trend nella moda mainstream, e in quel caso lo vedrai fare capolino in qualsiasi negozio che vende fast fashion.

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Perché è importante conoscere la differenza tra vintage e retro?

La domanda è legittima, perché ad un primo sguardo sembrerebbe una questione poco interessante, e spesso anzi la distinzione è irrilevante. Abbiamo già capito che se ti piace lo stile di un’epoca di cui ci sono arrivati pochi pezzi integri, rivolgerti al retro è probabilmente l’unico modo che hai per indossarli.

Qualche volta però capita che un capo retro venga spacciato per vintage, e allora lì sono guai: perché rischi di pagarlo più del dovuto, se consideri che il valore aggiunto del vintage risiede nella sua storia – storia che un capo retro non ha.

Inoltre, se preferisci il vintage per evitare fast fashion e compagnia inquinante, comprando inconsapevolmente un vestito retro rischi di veder rientrare dalla finestra quello che avevi chiuso fuori dalla porta: materiali e fattura scadente, sfruttamento del lavoro, impoverimento delle risorse naturali. Questo però, ovviamente, dipende dalla fattura del capo e dalle politiche produttive di chi l’ha confezionato.

Le cinque mosse per capire se un capo è vintage o retro

Sembrava non dovesse mai arrivare il momento, e invece eccoci qui: hai in mano una gonna o una giacca che ha attirato la tua attenzione. Valuti se è della tua taglia e già te la immagini addosso. La osservi, ma non capisci se hai davanti un vintage originale o una riproduzione. Come fai a distinguerli? Ci sono diversi dettagli che puoi esaminare per farti un’idea realistica della provenienza del capo; tanti indizi fanno una prova, quindi accertati di prenderli in considerazione tutti e cinque, e di prendere una decisione solo quando hai un quadro completo.

1.Il contesto dice tutto (o quasi)

Ci sono dei casi in cui la distinzione è molto semplice già valutando il contesto. Alle bancarelle del mercato o al negozio di usato sotto casa è molto probabile trovare capi e accessori vintage, molto meno probabile trovare abbigliamento retro. Quest’ultimo lo trovi soprattutto in negozi specializzati, o anche nelle catene di abbigliamento economico quando un particolare stile diventa di moda per la stagione in corso.

Su internet, osserva che tipo di assortimento ha lo shop che stai visitando: se vende vintage di solito troverai molti pezzi anni ‘70 ‘80 ‘90, ma meno capi risalenti ad epoche precedenti (che avranno anche un costo maggiore). Un negozio rétro, invece, ha una grande varietà di pezzi in stile anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta. Più colori e taglie trovi, più è probabile che siano vestiti prodotti in serie in tempi recenti.

Non sempre le situazioni sono così semplici da distinguere, ma in linea generale chi ha un negozio dice chiaramente che tipo di abbigliamento vende. Se c’è qualcuno che si muove nell’ombra e cerca di spacciare retro per vintage, o magari semplicemente vende entrambi, sta a te cercare di capire in quale categoria rientra il capo che hai in mano.

2.Osserva i dettagli: zip, etichette, fibbie, bottoni

Vintage non è sempre sinonimo di usato: può anche essere pari al nuovo. L’abbigliamento rétro è sempre nuovo, e qui abbiamo il primo dubbio sulla provenienza. Esaminare zip, etichette, fibbie e bottoni è un metodo quasi infallibile per capire l’epoca in cui un capo è stato prodotto.

Zip

Le zip vintage sono spesso molto sottili e con denti metallici singoli che scorrono un po’ a fatica. Su gonne e abiti da donna la chiusura è posteriore e centrale a partire dagli anni ’50 in poi; prima è sul fianco. Su abiti di produzione recente di solito si montano zip in nylon, non più con denti singoli ma a spirale.

Per approfondire l’argomento: un articolo su come identificare le zip vintage su visforvintage.net (in inglese) e Breve storia della chiusura lampo sul blog di SiTenne, storico negozio vintage romano.

dettaglio di zip su gonna vintage anni '60
Zip di chiusura posteriore su gonna anni ’60
dettaglio di zip su borsa vintage anni '70
Zip su borsa vintage anni ’70
dettaglio di zip su vestito vintage anni '60
Zip di chiusura posteriore su vestito vintage anni ’60

Etichette

Anche se non hai esperienza diretta di vintage basta un minimo di attenzione in più per capire se il dettaglio è autenticamente “vecchio”, o se invece è “nuovo che si ispira al vecchio”. Le etichette vintage di solito hanno pochi colori, usano font antiquati e riportano informazioni meno dettagliate rispetto alle etichette attuali. Specificare la composizione del capo sull’etichetta, ad esempio, è obbligatorio solo a partire dagli anni ’70.

Per approfondire: un articolo del blog di Sammy D su come riconoscere un’etichetta vintage (in inglese), e l’articolo Vintage o usato? su ansa.it

dettaglio di etichetta su camicia vintage anni '80
Etichetta vintage anni ’80
dettaglio di etichetta su camicia vintage anni '60 - '70
Etichetta vintage anni ’60 – ’70
dettaglio di cartellino su gonna vintage anni '60
Cartellino vintage anni ’60

Fibbie e metalleria

Le fibbie e le altre parti metalliche aiutano a rivelare l’età di un vestito o di un accessorio anche se per il resto è in perfette condizioni. Il metallo può essere ossidato, arrugginito, opacizzato dal tempo – e in questo caso hai un indizio in più per capire se si tratta di vintage (e come è stato conservato).

Per approfondire: una storia delle cinture vintage dal 1930 al 1960 su vintagedancer.com (in inglese).

Bottoni

Per i bottoni vale lo stesso discorso: possono essere un po’ rovinati e usurati anche se il capo (vintage) è in ottime condizioni. Trovi una dettagliata guida al riconoscimento dei bottoni vintage su Hobby Lark (in inglese). Ma c’è anche un altro dettaglio rivelatore: una replica rétro può avere bottoni simili ma di qualità inferiore a quelli dell’originale a cui si ispira. Trai casi più comuni ci sono:

  • i bottoni di pelle intrecciata, sostituiti con repliche plastica che ha stampato sopra un disegno che ricorda l’intreccio originale
  • i bottoni di madreperla, sostituiti con repliche in plastica che simulano la perlescenza del materiale originale
  • i bottoni in corno o osso, sostituiti con repliche in plastica che ne simulano texture e colori
comparazione tra bottone in pelle intrecciata e replica in plastica
Bottoni in pelle intrecciata e replica in plastica.

comparazione tra bottone in madreperla e replica in plastica
Bottone in madreperla (in alto) e replica in plastica (in basso).
comparazione tra bottoni in corno e replica in plastica
Bottoni in corno (in alto) e repliche in plastica (in basso).

Se le repliche in plastica di bottoni in pelle sono facili da riconoscere al primo sguardo, per i bottoni in madreperla e corno o osso è più difficile. In questo caso può essere essenziale distinguerli non solo per capire se il capo è vintage o no, ma anche – al contrario – se vuoi evitare componenti di origine animale.

In linea generale, i materiali di origine naturale hanno imperfezioni e porosità che la plastica non ha. La madreperla, in particolare, è riconoscibile anche per essere al tatto un po’ più fredda della plastica.

Per approfondire: leggi questo articolo su come riconoscere i veri bottoni di madreperla (in inglese), e questa pagina di forum su come distinguere i bottoni di corno da quelli in plastica (in inglese).

3.Esamina le cuciture e le (eventuali) modifiche

La moda pronta (o fast fashion) si sviluppa a partire dagli anni Ottanta e diventa predominante nel decennio successivo; prima di questo periodo i vestiti venivano confezionati o modificati a casa, dove non poteva mancare una macchina da cucire. Se il capo che stai esaminando ha cuciture uniformi, regolari, con punti netti e rifiniture “meccaniche”, allora probabilmente è un pezzo retro di fattura industriale.

Se trovi cuciture dall’andamento incerto, con fili di colori diversi e orli con poco tessuto, probabilmente è un pezzo vintage. Cerca le cuciture a mano nei punti dove è più facile identificarle: nei polsini, sugli orli in basso, vicino alle chiusure lampo. Non tutto il vintage è artigianale, ma se le trovi queste caratteristiche sono abbastanza rivelatrici.

dettaglio di cucitura artigianale su vestito anni '60
Dettaglio di cucitura artigianale su rifinitura di chiusura lampo.
dettaglio di cucitura artigianale su camicia anni '70
Dettaglio di cucitura artigianale su orlo.

Per approfondire: un articolo su come datare un abito dalle cuciture su amyandangie.com (in inglese).

4.Colori e materiali

Abbiamo detto che più assortimento c’è dello stesso modello in colori diversi, più è probabile che il capo sia recente. Questo equivale a dire che più indietro si va col tempo e più la produzione è condizionata da limiti tecnologici, che contribuiscono a dare un’aria antiquata al vestito o all’accessorio che definiamo vintage.

A questa osservazione ne va aggiunta un’altra, forse più banale ma ugualmente importante: un capo che ha 40 anni, anche se non è stato mai usato, può avere segni del tempo evidenti. Può essere scolorito in alcune parti, possono essersi allentate le cuciture, può aver perso qualche bottone. Un capo di produzione recente con anche solo uno di questi difetti verrebbe scartato prima di essere messo in vendita.

Osserva l’aspetto generale del capo e dai uno sguardo alla composizione che trovi sull’etichetta (se c’è). Ti sembra appena uscito di fabbrica? È probabilmente retro. Trovi nomi di tessuti ormai in disuso come Terital o Crimplene? È sicuramente vintage.


doppia pila di bracciali anni '40 in bachelite
Bracciali anni ’40 in bachelite, via ohsolovelyvintage.blogspot.com

A questo proposito, parliamo della già citata bachelite, una resina sintetizzata a inizio Novecento e che ebbe massima diffusione nei decenni dal 1920 al 1950. Molto usata per accessori come bracciali e borsette, veniva prodotta in decine di colori che, col tempo, hanno subito una mutazione: il bianco è diventato crema, il blu e l’azzurro hanno virato verso il verde, il rosa è diventato arancione e il viola marrone. Questo vuol dire che se trovi un bracciale di fattura simile, ma con colori accesi, è quasi sicuramente una riproduzione in stile retro.


5.Taglie e misure

Se c’è un’etichetta su cui leggere la taglia del capo che ti interessa, sei a cavallo: più è di produzione antiquata, meno la misura sarà vicina alle taglie attuali. Paragonati ad abiti di produzione recente, quelli vintage riportano taglie che vestono meno: una M vintage equivale a una S attuale, una 44 vintage a una 42 attuale e così via. In certi casi le differenze sono ancora più evidenti. Nel caso di un abito retro, invece, non c’è differenza sostanziale con le taglie attuali più diffuse.

Per approfondire: una dettagliata storia della standardizzazione delle taglie su fashionlawwiki.pbworks.com (in inglese).

Per concludere

Capire la differenza tra vintage e retro sul campo non è semplice, ma diventa più facile con l’esperienza. Più ti trovi a maneggiare abiti e accessori vintage, meno fatica farai per distinguerli da abiti e accessori retro. E tu hai qualche trucco personale per capire la differenza? Scrivilo nei commenti, condividilo con noi 🙂


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