Dieci trucchi per fare affari al mercato rionale


Indice dei contenuti

  1. Abbi pazienza e scava a fondo
  2. Controlla bene se ci sono difetti
  3. Impara a distinguere le macchie lavabili da quelle indelebili
  4. Stringi amicizia con le signore
  5. Capisci da chi stare lontano
  6. Prima di pagare rivedi quello che hai messo da parte
  7. Accessori: controlla l’interno
  8. Occhio alla taglia!
  9. Evita i capi fast fashion
  10. Preferisci le fibre naturali
  11. Consiglio bonus: Il mercato dà, il mercato toglie

Frequento i mercati rionali da almeno vent’anni, e solo la minima parte di questi anni l’ho passata a comprare frutta e verdura. Ero adolescente quando ho cominciato a comprare vestiti al mercato, e già allora le amiche mi facevano i complimenti per le cose assurde (ma anche oggettivamente stilose) che riuscivo a trovare; io tutta contenta rispondevo che la maglietta l’avevo pagata due euro, le scarpe otto, la gonna uno e così via. Ancora oggi raramente ho addosso vestiti per più di qualche decina di euro – forse sforo solo d’inverno, e non di tanto.

Non parlo però dei vestiti nuovi da mercato, quelli in materiale infiammabile con stampe a fiorelloni a 5.99€, quella cacofonia di colori tossici e cuciti male da gente disperata che viene pagata pochi centesimi al giorno. Quei vestiti sono buoni solo per accelerare l’entropia del pianeta e negativizzare il karma tuo e della tua discendenza, prossima e remota (se ne esisterà una).

Parlo delle bancarelle tutto a un euro, quelle dove trovi sì la stampa a fiorelloni delle stagioni scorse, ma anche pezzi vintage, capi firmati, rimanenze di magazzino, giacche di nonne defunte. Di tutto insomma. E proprio perché c’è di tutto è il caso di avere qualche principio guida nella scelta – altrimenti i rischi sono due, speculari: o ti porti a casa una tonnellata di roba inutile, o te ne vai via mesta e frastornata senza aver trovato nulla di buono. Non sia mai!

Prima di arrivare al decalogo mi preme sottolineare una differenza fondamentale tra comprare vestiti al mercato e comprarli nuovi nelle catene a basso costo: il vestito nuovo a basso costo di solito ha una vita molto limitata perché è stato prodotto con materiali scadenti, ma non necessariamente si può dire lo stesso dei vestiti che trovi al banco del mercato. Qui puoi sicuramente trovare vecchie collezioni di Zara o H&M (modello vintage wannabe), ma anche trovare pezzi di fattura pregiata e materiali resistenti, che ti durano una vita – se sai cosa cercare.

Lo dico perché in giro sento spesso dire che l’usato fa schifo e, se è per spendere poco, tanto vale andare da *inserire nome di catena fast fashion qualsiasi* che almeno è nuovo. Ecco, io penso che questa idea del nuovo sia un malinteso del tardo capitalismo: nuovo non è per forza buono, o migliore. Il nuovo di stamattina è l’obsoleto di questo pomeriggio, e la ricerca del nuovo ad ogni stagione ha portato l’industria della moda ad essere una delle prime cause dell’inquinamento ambientale che ci sterminerà tutti. Esagero? Passa subito al consiglio numero 9 per uno spoilerone apocalittico. Quindi su queste piacevoli note introduciamo senza ulteriore indugio il decalogo!

1. Abbi pazienza e scava a fondo

Ma come fai a trovare queste cose alle bancarelle? Io non trovo mai niente! Nove volte su dieci è perché non cerchi con il dovuto accanimento. Per rivoltare una bancarella di medie dimensioni ci vuole almeno un quarto d’ora: piano piano ti sposti e scavi un po’ più in la, afferri, guardi, scarti o tieni, da sopra a sotto. Ormai mi capita di andare così in profondità da trovare un pezzo bellissimo solo per scoprire che, cazzo!, è il telo che copre il tavolo dove sono ammucchiati i vestiti. Non lasciarti scoraggiare nei primi minuti, perché spesso la ricompensa di trovare un bel pezzo ti fa dimenticare la noia di aver dovuto cercare in mezzo a un mucchio di roba irrilevante.

2. Controlla bene se ci sono difetti

Parti scucite, macchie, buchi, bottoni mancanti, cerniere che non chiudono: non tutto è riparabile, e se te ne accorgi solo una volta arrivata a casa corri il rischio di doverlo buttare. Può essere vero anche il contrario, però: se ti capita sottomano un pantalone di buona fattura a cui manca una cerniera e tu sei in grado di sostituirla, saranno comunque dieci minuti in più ben spesi. Anche i bottoni mancanti possono non essere un problema, ma solo se sono di quelli semplici, non arzigogolati; in caso contrario dovrai sostituire l’intero set.

Buchi e macchie sono i più difficili da risolvere: un buco oggi è una voragine domani, e il rammendo dev’essere necessariamente creativo per evitare il dickensiano effetto bambino povero. Le macchie, poi, ci portano direttamente al consiglio numero

3. Impara a distinguere le macchie lavabili da quelle indelebili

Chi odia il mercatino mette le macchie in cima alla propria Piramide del Disgusto: vedi? che schifo mettersi cose che hanno già indossato altri. Certo, se non fosse che non tutte le macchie sono create uguali: in anni di onorata carriera mi è capitato davvero poche volte di imbattermi in un capo che avesse macchie inequivocabilmente brutte (per brutte intendo prodotte dal corpo di qualcun altro, suo e nostro malgrado) – e sicuramente non è un problema di tutte le bancarelle del mercato, quanto piuttosto di singoli venditori, diciamo più pirateschi.

La diagnosi della macchia è un procedimento non sempre facile, e più lo fai più ne sai: 

  • ruggine e scolorimenti non vengono via; 
  • se piove e un pezzo è finito per terra in una pozzanghera, prendilo lo stesso e lavalo a casa; 
  • se un colletto bianco è ingiallito puoi provare a sbiancarlo con l’acqua ossigenata, facendo attenzione certosina a non farla andare sulle parti colorate;
  • se usi uno smacchiatore vale il mantra delle confezioni di candeggina: provare prima su una parte nascosta di tessuto per verificare la tenuta del colore, e buona fortuna.

Un capitolo a parte meriterebbero le borse e il pellame in generale, più difficili da smacchiare in maniera localizzata ma ravvivabili in molto modi: con latte, vino, creme per il viso, latte detergente. Mentre sei ancora lì alla bancarella chiedi un parere a qualcuna delle signore che stanno frugando assieme a te. A questo proposito, ecco il consiglio numero

4. Stringi amicizia con le signore

Nessun articolo di blog può genuinamente sostituire o migliorare la sapienza accumulata in decenni di lavori domestici dalle donne che incontrerai al mercato. Magari sono annoiate a morte dalle faccende di casa, ma se chiedi un loro parere sulla taglia di una camicia o su come togliere la muffa da una borsetta avrai accesso a nozioni preziose, senza il tono condiscendente di WikiHow.

5. Capisci da chi stare lontano

Va bene la socialità da mercato, ma ci sono delle categorie di persone dalle quali è necessario allontanarsi per evitare di aggiungere stress a fatica. Ne esistono di due tipi, che spesso si sovrappongono: chi invade il tuo spazio e ti frega i pezzi da sotto il naso, e chi rivolta vestiti a velocità supersonica rovesciandoli sulla porzione di bancarella dove stai frugando tu. In entrambi i casi la tua serena ricerca viene disturbata da un fattore esterno imprevedibile, mosso da un istinto di sopravvivenza predatorio totalmente fuori contesto (e fuori controllo). Cambia bancarella e ritorna più tardi, o sistemati all’angolo opposto rispetto al rapace e ritorna olimpica a badare ai capi tuoi.

Più tolleranza per chi ti si piazza vicino, guarda quello che fai e occasionalmente ti chiede scusa e prende qualcosa che ti è appena passato davanti. Succede a tutte quando la curiosità rimane ma non è assistita dalla forza nelle braccia: è tuo preciso compito aiutare una guerriera stanca a ritrovare lo sprint, o ad abbandonare il campo senza avere la sensazione di essersi persa qualcosa.

6. Prima di pagare rivedi quello che hai messo da parte

Cinque o sei pezzi oggi, pesca grossa! sì, ma capisci bene che se la stessa cosa si ripete una volta a settimana presto avrai un problema di spazio a casa. Riguarda i vestiti e tieni solo quelli che ti piacciono davvero, perché spesso accade che in un mucchio di roba così così un capo appena carino brilli più per la mediocrità del contesto che per meriti propri.

Un reggiseno fucsia con ricamo di paesello estivo: ne hai davvero bisogno?

7. Accessori: controlla l’interno

Spesso le borse, i marsupi, i borselli sono riempiti di carta di giornale: non comprare nulla senza aver prima verificato che le condizioni interne siano pari a quelle esterne. Se non lo fai può andarti tutto bene, puoi anche trovare reperti interessanti, ma se trovi sporcizia e macchie finisci per dare ragione a quelli che il mercato che schifo, e sappiamo già che è una posizione eccessivamente severa. Qualche volta le borse sono anche imbustate: va da sé che l’involucro vada aperto, ispezionato e richiuso – perché un marsupio a due euro è un affare, ma se è danneggiato o macchiato stai pagando per essere la prossima a buttarlo nei contenitori gialli.

Reperti interessanti venuti fuori da una borsa vintage, dal 1995 con amore.

8. Occhio alla taglia!

Questa è un’ovvietà, e pur non potendo provare il capo hai molti strumenti a disposizione per capire se può starti bene oppure no: 

  • camicie e magliette vanno appoggiate sulle spalle per vedere se hanno la stessa misura, le maniche lunghe devono seguire il profilo del braccio leggermente piegato; 
  • i pantaloni vanno valutati a partire dal cavallo per capire se calzano bene di gamba e quanto è alta la vita; 
  • le giacche vanno sottoposte al giudizio di signore alleate e/o amiche con cellulare che ti fanno una foto (un po’ da lontano che sennò l’effetto grandangolo falsa le proporzioni); 
  • le gonne, specie se lunghe, hanno il vantaggio che la vita si può spostare un po’ più su o un po’ più giù, fino a quando non calzano comode.

9. Evita i capi fast fashion

Ne abbiamo parlato all’inizio, ma se non hai familiarità con il concetto leggi la pagina della Treccani che spiega il modello produttivo della fast fashion, o l’articolo di D di Repubblica sull’impatto ambientale delle collezioni a basso costo. In estrema sintesi: si intende per fast fashion l’immissione seriale sul mercato di decine di collezioni all’anno, ad un costo bassissimo e con un ciclo di vita brevissimo. H&M, Zara, Mango, Topshop, Primark sono le catene più note. Ne troverai parecchi esemplari sulle bancarelle tutto a un euro, ma ti consiglio di non comprarli. Per tre motivi: perché anche a un euro sono un investimento sbagliato (durano veramente poco), perché sono il prodotto della seconda economia più inquinante dopo quella del petrolio (per non parlare dello sfruttamento della manodopera), perché stilisticamente non c’è nulla di più massificato di questo design dal gusto finto vintage. Ci sono delle attenuanti: la fast fashion che arriva ai banchi del tutto a un euro si è in parte sottratta al ciclo economico che l’ha generata, perché l’invenduto di solito viene distrutto (e questo no) e il guadagno della rimessa in circolo non va nelle tasche del produttore. Non che, ad indagare sui profitti del second hand, non si trovino infiltrazioni mafiose e traffici illeciti milionari. L’argomento è spinosissimo, e la spiacevole impressione di rimestare nel torbido senza volerlo è molto forte. L’importante, come in molti altri casi, è documentarsi per fare scelte (più) consapevoli.

10. Preferisci le fibre naturali

Anche qui c’è da discutere, perché naturale non significa necessariamente che la sua produzione sia meno inquinante, come spiega l’articolo di The Vision sui cicli di produzione e smaltimento dell’industria tessile. Ma di sicuro un maglione di pura lana ti dura tantissimo e lavandolo non rimetti in circolo microplastiche. Lino e bambù meglio che lana, lana meglio che cotone, cotone meglio che viscosa e tutto meglio che poliestere. È difficile essere virtuose quando si ha una fascinazione per le Cadute di Stile che passa anche attraverso colori inverosimili e tessuti abominevoli, ma la vita non è forse un continuo perfezionarsi, per poi morire sul più bello?

Consiglio bonus, anche noto come Massima Filosofica di Chiusura:

11. Il mercato dà, il mercato toglie

Accostati alle bancarelle del mercato rionale con animo aperto alle infinite possibilità della ricerca, ma abbandona subito ogni proposito di trovare solo quello che ti serve. Cerchi un pantalone e trovi un portafoglio, cerchi una gonna e trovi un cappello, cerchi una borsa e trovi uno scampolo di tessuto: va bene così. Un giorno avrai l’illuminazione e capirai che le vie del mercato sono spesso oscure, ma rientrano nel più grande disegno di liberazione dalla Tirannia dello Scaffale.


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